F1 – Keke Rosberg: “Lewis fortunato 2 anni. Perché non Nico per uno?”

Keke Rosberg:

Motorsport.com ha intervistato Keke Rosberg dopo la conquista del titolo mondiale del figlio Nico avvenuta ieri ad Abu Dhabi. “Ora le mie vittorie non contano più. Conta quello che è riuscito a fare Nico. Fortuna? Per un anno…”.

Un’attesa lunga 34 anni ricompensata da una stagione pressoché perfetta: un Rosberg è tornato a vincere un titolo mondiale piloti di Formula 1 tre decadi dopo il primo, Keke. Si tratta del figlio Nico che, dopo due stagioni passate a veder esultare il compagno di squadra Lewis Hamilton, è riuscito nell’impresa.

Nico Rosberg è campione del mondo per la prima volta nella sua carriera e Motorsport.com ha voluto conoscere le sensazioni di colui che aveva centrato il titolo per primo in famiglia, Keke, nell’ormai lontano 1982.

Dove hai passato gli ultimi giorni?
“A Dubai”.

In hotel?
“Hotel e parzialmente in una casa di amici nella giornata di ieri”.

Ha preferito adottare un basso profilo nonostante il titolo di Nico…
“Ho pensato fosse il caso di fare un passo indietro. Non avevo scelta, perché sapevo che se fossi andato in circuito non avrei fatto nulla e non sarebbero state ore di quiete. Quindi ho parlato con Nico e gli ho detto che non sarei andato in pista. Non sarebbe stato utile. Ecco perché non sono andato”.

Nico sapeva dov’eri?
“Certo, Nico l’ha sempre saputo. Non credo sapesse esattamente dove fossi, ma sapeva che ero a Dubai”.

Quali sono state le tue reazioni durante la gara?
“Ho bevuto la mia birra fredda perché faceva davvero caldo…”.

Avevi timore di quello che avrebbe potuto fare Verstappen?
“Max si è girato alla prima curva. Ma forse cominceranno a educarlo, un giorno. Lui è un ragazzo di grande talento, ma ha bisogno di essere orientato. Sta gettando via grandi risultati tutte le volte. E in F.1 i risultati sono tutto”.

E’ dura guardare Nico mentre corre in F.1?
“Certamente. Essendo suo papà…”.

Sei l’unico padre campione che ha visto suo figlio vincere il titolo…
“Sì e come ha detto qualcuno… Il solo vivo per farlo!”.

Pensavi che questo giorno sarebbe mai arrivato?
“Sì, ho pensato che sarebbe arrivato. Ho tre regole per un pilota quando arriva in F.1, che sono traguardi da raggiungere. Devi vincere la tua prima gara, devi vincere a Monte-Carlo e devi vincere il titolo mondiale. E’ questo che ho sempre detto a Nico. Ora posso mettere una croce anche sull’ultimo punto. Ce l’ha fatta”.

Nico possiede uno stile di guida diverso dal tuo?
“Lui possiede una macchina migliore”.

Come fa Nico a essere così forte psicologicamente?
“Non lo so. E’ davvero notevole. Lo ammiro molto per la sua forza mentale e il suo impegno. Devi ricordare che l’impegno per uno come Nico, non so quanto altri piloti facciano uguale, deve essere il 110%”.

Questo mondiale cambierà le dinamiche all’interno del team?
“Non so se cambieranno, ma un pilota felice farà certamente meglio di un pilota infelice. Penso che alzerà la posta in gioco per l’anno prossimo come fanno tutti. Jenson lo ha fatto quando ha vinto il campionato. Probabilmente accadrà ancora”.

Quali sono state le prime parole che hai detto?
“L’ho visto per 45 secondi nel garage, non ho detto più di tanto”.

E’ stato emozionante?
“Sì, perché la F.1 è uno sport di famiglia. Lui sa cosa significa per me e so cosa significa per lui”.

Dove hai visto la gara?
“Da amici a Dubai”.

Cosa conta di più per te? Le tue vittorie o quelle di Nico?
“Le mie vittorie non contano più. Sono state colte molto tempo fa, avrei potuto diventare un dentista nel frattempo. Per me non contano più, ora l’attenzione è tutta per quanto ha ottenuto Nico in questo momento”.

Gli hai detto di spingere a fondo sull’acceleratore?
“E? un po’ difficile perché devi dire qualcosa, ma cosa dire? Non girarti alla prima curva? Non puoi farlo. Dunque è meglio godersi la corsa. E’ uno sporto e deve essere goduto da chi lo pratica. La pressione deve essere sempre meno del piacere di farlo”.

Ha corso sempre contro ottimi piloti?
“Nel 2014 avrebbe potuto vincere il Mondiale qui. E’ sempre stato vicino a farlo. Naturalmente gli ultimi tre anni sono stati tosti. Ha avuto una pressione enorme perché si lotta per la vittoria in ogni fine settimana. E si lotta per il campionato ogni anno. I ritiri fanno parte del gioco. E’ la natura di questo sport. Ora le monoposto sono molto affidabili e un ritiro è davvero disastroso. Ai nostri giorni era normale amministrazione”.

Cosa fare stanotte dopo la conquista del titolo?
“Meglio che non lo sappiate! Non so, Nico ha i suoi amici”.

Ora è più facile vincere il titolo rispetto ai tuoi tempi?
“No, non è né più facile, né più difficile. E’ solo un gioco completamente differente. Se si prende in considerazione il tennis odierno non ha più nulla a che fare con quello di 30 anni fa. Oggi è un gioco di precisione, è necessario essere alti e avere altre caratteristiche. In F.1 è la stessa cosa”.

Nella tua stagione vincesti una gara e il titolo. Lewis ha vinto 10 GP e ha perso il titolo…
“Esatto. Ma non si possono confrontare le nostre stagioni. Sono come le uova. Sono tutte differenti. Come puoi confrontarle?”.

Lewis ha affermato che Nico è stato fortunato a vincere il campionato…
“Ho pensato che Lewis fosse stato fortunato a vincere il titolo due volte, così perché non essere fortunati per una volta? Se si vuole vincere il Mondiale di F.1 non si può avere un sacco di sfortuna”.

Verrai a più gare ora che Nico è campione?
“Mi atterrò al mio ruolo, e il mio ruolo è di sostenitore privato. Quello che si dimentica è che non ho concesso interviste per sei anni, dal 1° gennaio 2010. Questa è la prima volta ed è stato difficile evitarle anche oggi…”.

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