F1 – È morto Paul Rosche, lo storico motorista della BMW

È morto Paul Rosche, lo storico motorista della BMW

Paul Rosche si è spento il 15 novembre all’età di 82 anni: scompare uno dei motoristi più grandi nella storia della F.1. L’ingegnere tedesco è rimasto legato alla BMW per 42 anni: aveva disegnato il 4 cilindri turbo da 1.440 cavalli!

Nocken-Paul se n’è andato. Uno dei più grandi motoristi della storia della Formula 1 ci ha lasciato a 82 anni: Paul Rosche si è spento ieri. “Paul albero a camme”, questo è stato il soprannome che lo ha accompagnato per oltre quaranta anni trascorsi alla BMW, ha lasciato un’impronta indelebile su tutti i propulsori ad alte prestazioni della Casa bavarese.

Ingegnere di Monaco di Baviera non poteva che finire alla BMW, anche se fresco di Università non sapeva nulla di motori: “Quando ho cominciato – ha raccontato Rosche – non sapevo nulla di motori, ma pensavo di non essere male in matematica. Un giorno, Falkenhausen, il responsabile del reparto motori, venne da me e mi chiese se mi sentivo in grado di calcolare le camme. Non avevo idea la più pallida idea di cosa fossero, ma ho detto di sì. Poi sono schizzato in città sulla mia moto e ho comprato un libro sul calcolo degli alberi a camme”.

La pubblicazione deve averlo illuminato visto che Paul Rosche è rimasto 42 anni in BMW (è andato in pensione nel 1999) diventando il deus ex machina di BMW Motorsport GmbH.

I primi propulsori finirono sui Prototipi a telaio Lola guidati da piloti come Siffert e Hahne, ma i successi arrivavano sia dalle gare turismo che dalle monoposto di Formula 2: Jean Pierre Jarier con la March conquisto il primo titolo europeo nel 1973, subito seguito da Patrick Depailler e Jacques Laffite. Ma successivamente, non si possono dimenticare le vittorie dei nostri Bruno Giacomelli nel 1978 e di Corrado Fabi nel 1982.

Rosche, ingegnere di vecchia scuola dedito alla meccanica, aveva convinto la BMW a fare il grande salto in Formula 1, presentandosi al via del mondiale del 1982 con un 4 cilindri turbo da 1,5 litri siglato BMW M12/13.

Si trattava di un propulsore che dopo appena 27 GP vinse il titolo mondiale del 1983 abbinato alla Brabham BT52 progettata da Gordon Murray e guidata di Nelson Piquet.

Il quattro cilindri usato dal team di Bernie Ecclestone è entrato nella storia essendo stato il primo propulsore sovralimentato mediante turbocompressore a vincere un titolo iridato di Formula 1, ma è entrato negli annali anche perché sarebbe stato anche il motore più potente.

Nel 1983 il successo iridato con Nelson Piquet era arrivato anche a un carburante speciale sviluppato dalla BASF. Si trattava di una benzina avio che era già stata utilizzata dagli aerei da combattimento della Seconda Guerra Mondiale e grazie alla quale si evitavano i problemi di detonazione ad alta velocità che minava l’affidabilità degli altri turbo all’epoca. Quel carburante valeva 100 cavalli di potenza e scatenò molte polemiche di chi considerava illegale quella soluzione, tant’è che l’anno successivo tutti i team avrebbero usato lo stesso combustibile.

Paul Rosche, cercò di recuperare la potenza perduta aumentando la pressione di sovralimentazione del turbo: “Non avevamo un banco prova che reggesse la potenza del quattro cilindri in versione da qualifica – aveva spiegato Rosche – e nel 1984 l’albero motore non poteva sostenere l’aumento di potenza, così avevamo dovuto rinforzarne l’alloggiamento. Ma il turbocompressore si è sbriciolato a causa delle maggiori velocità di rotazione”.

E come avete misurato la potenza? “Per noi è stato un periodo da pionieri. Alla fine non abbiamo mai saputo qual era la potenza che avevamo. Avevamo calcolato attraverso la pressione di aspirazione che potevamo aver raggiunto circa 1.440 cv. Ma quel motore è… durato solo un giro!”.

In carriera Paul Rosche aveva progettato anche il V10 del rientro in Formula 1 della BMW nel 2000, senza ottenere gli stessi risultati degli Anni 80. Ha lasciato la Casa bavarese nel 1999 a 65 anni…

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