F1 – La sfida di Lance Stroll inizia ora: riuscirà a smentire i pregiudizi?

La sfida di Lance Stroll inizia ora: riuscirà a smentire i pregiudizi?

Il giovane canadese viene additato come un privilegiato per il potere economico del padre, ma ha già conquistato diversi titoli in carriera. Ora alla Williams avrà l’occasione per dimostrare di meritarsi un posto in F.1

Lance Stroll è destinato a far discutere. Fosse possibile dare un colpo di spugna su tutto ciò che ha circondato il suo lavoro in pista, il neo-diciottenne canadese sarebbe stato presentato in Formula 1 come una giovane promessa con alle spalle numeri importanti. Le cifre sono queste: da quando ha esordito in monoposto Stroll ha disputato (nell’arco di tre stagioni) 107 gare, vincendone 29, partendo 25 volte in pole position e realizzando 23 giri più veloci.

Il tutto ha portato a due titoli: campione Italiano Formula 4 nel 2014, e campione Europeo di Formula 3 in questa stagione. A questo palmares aggiungiamo nel 2015 il successo nella Toyota Racing Series, campionato che si disputa in inverno in Nuova Zelanda e che viene frequentato da piloti di scuola Europa per macinare chilometri nella stagione morta.

E Stroll, di chilometri, se ne è fatti mancare ben pochi. Con estenuanti programmi di prove “paralleli” ai test ufficiali dei campionati in cui ha militato. Monoposto allestite per l’esigenza del momento, per familiarizzare con le piste su cui, da li a poco, avrebbe corso. Stroll è destinato a far discutere, al di là di questi numeri. Perché quando ad andare forte è un pilota che nella sua programmazione di carriera ha avuto a disposizione tutto l’immaginabile (spostando anche in altro l’asticella dell’immaginabile), gli avversari giustificano i suoi successi proprio con le disponibilità economiche. Scene già viste, analisi reali, ma non sempre corrette.

In passato abbiamo osservato piloti avere a disposizione gli stessi mezzi e mancare l’obiettivo. Senza andare troppo indietro nel tempo, Nelson Piquet jr. non ebbe a disposizione mezzi inferiori a quelli a disposizione di Stroll nel suo cammino verso la Formula 1. Il brasiliano vinse molto nelle categorie minori, senza però lasciare il segno nel Circus, stritolato dal proibitivo confronto con Fernando Alonso nei suoi primi passi in Formula 1.

All’indomani dell’annuncio del contratto biennale tra Lance e la Williams, alcuni media si sono concentrati sull’aspetto economico dell’operazione “Stroll”, quantificando tra i 75 e gli 80 milioni di euro il budget speso da papà Lawrence per assicurarsi un contratto biennale con la Williams più il programma di test con la monoposto 2014 (20 giornate su una decina di piste del Mondiale) che Lance sta svolgendo in queste settimane.

Le cifre sono impressionanti, ma ora per Stroll jr. arriva la resa dei conti. Sbarca in Formula 1 con una preparazione che non si vedeva dai tempi di Jacques Villeneuve (citazione di Pat Symonds), ma nel Circus dovrà giocare alla pari con gli altri. I vantaggi avuti nei confronti di molti (non di tutti) gli avversari nelle formule minori, non ci saranno più.

Stroll arriverà all’esordio con circa 6/7000 chilometri di test sulle spalle, poi da quel momento i vantaggi termineranno. Se emergerà, allora ci sarà da rendere merito ad una preparazione di valore assoluto, che ha consentito ad un ragazzo di emergere grazie a doti economiche senza limite ma anche ad una sostanza che non ha ricevuto i meriti che avrebbe dovuto. Se le cose non andranno per il verso giusto, allora avranno ragione i detrattori che Lance non si è fatto mancare nelle categorie minori.

E le sue vittorie ottenute negli ultimi tre anni diventeranno un premio a chi ha lavorato per lui nella programmazione e nella struttura messa in campo dal kart alla Formula 3. Dovrà combattere contro lo scetticismo, Stroll jr., visto che è entrato in Formula 1 accedendo anche al club dei maggiori piloti paganti di sempre. E tanti membri di questa cerchia sanno quanto sia difficile scrollarsi di dosso l’immagine di chi per avere un sedile deve mettere sul tavolo anche gli aiuti finanziari: chiedere a Sergio Perez.

Resta un aspetto da essere sottolineato. La storia di Stroll non è inedita, e non sono inedite neanche le critiche di chi crede che i pay-driver siano un fenomeno della Formula 1 contemporanea. Cambia il linguaggio, una volta si chiamavano piloti con la valigia, ma la sostanza è la stessa da quando esiste il Circus. Il periodo in cui le valigette hanno avuto vita più difficile è stato probabilmente il 2009, quando (secondo radio-paddock) l’unico pilota ad includere nel suo contratto un supporto economico fu Adrian Sutil.

All’epoca nessuno se ne accorse, e nessuno ha buona memoria nel ricordare che negli anni ’80 e ’90 le frequentazioni dei “paganti” erano più assidue anche rispetto ad oggi. E non sono inediti neanche i super-programmi nelle formule minori. Un esempio su tutti è quello di Nick Heidfeld, per cui la McLaren nel 1998 strutturò un team di Formula 3000 con David Brown (ex ingegnere di Ayrton Senna) come direttore tecnico. Limiti? Nessuno, al punto che in un test in Spagna Heidfeld montò 40 set di gomme in 3 giorni! Nulla di nuovo, dunque, ma è bene ricordare per rendere merito ad una storia scritta che spesso soccombe ai luoghi comuni.

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